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Benincasa giurista fra storia e aneddotica

 

Unum magnum jurisconsultum de Aretio, qui fuit tempore illo famosus et acutus in civili sapientia, audax nimis. Unde semel interrogatus a scholaribus suis Bononiae de quodam puncto juris, non erubuit dicere: Ite, ite ad Accursium, qui imbractavit totum corpus juris.[1]

Queste parole sono di Benvenuto da Imola, studioso trecentesco di letteratura, autore di un importante Commento alla Commedia di Dante (1379-1380), nel quale, trattando del Canto VI del Purgatorio, parla di Benincasa da Laterina (che si trova nel territorio di Arezzo) e cita questo episodio.

In generale, le notizie su Benincasa sono molto scarse, direi che si naviga nell’ignoto. Metodologicamente questa posizione è forse una delle più stimolanti; a tal proposito, Richard Feynmann, premio Nobel per la fisica nel 1965, scrive:

Tirare a indovinare? Un modo ben poco scientifico di procedere, una vera scemenza! […] E invece no. È che in realtà non c’è nulla di cui lo scienziato possa essere sicuro in partenza. Egli può solo fare ipotesi, tirare a indovinare: sarebbe poco scientifico non farlo. In definitiva, le estrapolazioni nell’ignoto sono le sole cose che nella scienza abbiano un qualche valore.[2]

Iniziamo ad addentrarci in questo breve discorso, nel quale ci proponiamo di mettere in luce qualche elemento su Benincasa e partiamo da un primo dato: nell’anno 1300, anno in cui Dante colloca il suo viaggio fra Inferno Purgatorio e Paradiso, Benincasa doveva essere già morto, visto che Dante racconta di averlo visto alle soglie del Purgatorio.
Ma doveva esserlo da poco se nel 1285 (anno della famosa condanna a morte pronunciata da Benincasa nei confronti dei familiari di Ghino di Tacco) era a Siena, chiamato in qualità di giudice, o di giurista[3]. Cristoforo Landini[4] nel suo commento alla Commedia dantesca del 1481 e Girolamo Gigli[5] nel suo Diario Sanese del 1723, scrivono che a Siena Benincaca ricoprì anche la carica di vicario del podestà. Ora il podestà era la più alta carica civile delle città medievali dell’Italia centro-settenrionale, era colui che sostanzialmente esercitava il potere esecutivo, di polizia e giudiziario. Che effettivamente Benincasa, a Siena, abbia esercitato o meno anche funzioni di podestà, sta di fatto che questa notizia ci può forse dire qualcosa dell’importanza di questo personaggio, che viene definito, di volta in volta, "dall'acuta sapienza nel campo del diritto"[6], “valentissimo uomo in ragione”[7], “huomo doctissimo in iure civili”[8].

A questo va aggiunto poi un altro elemento che della vita di Benincasa ci è noto, e cioè che fu chiamato a Roma da Bonifacio VIII che divenne Papa nel 1294.

A Roma Benincasa svolse il ruolo di giudice del Tribunale di Roma[9] o uditore del Tribunale della Sacra Rota[10], o come Senatore di Roma[11], cioè colui che esercitava il potere amministrativo, giudiziario, finanziario.

Sono, questi, tutti elementi che sottolineano l’alta considerazione di cui evidentemente godeva Benincasa. Naturalmente non sappiamo quali fossero le ragioni di tale considerazione, possiamo immaginare (ci piace immaginare) che fossero dovute alla sua rettitudine, al suo senso di giustizia, alla sua sapienza giuridica.

Ma torniamo all’episodio citato in apertura di questo discorso.

L’Anonimo fiorentino scrive che Benincasa aveva studiato a Bologna e aveva come compagno di studi Accursio[12]. L’Università di Bologna è una delle più antiche università d’Europa e Accursio è uno dei più importanti e famosi studiosi di diritto. La scuola di cui fa parte Accursio, si chiama “scuola dei glossatori”, cioè di coloro che scrivevano le glosse. Una glossa è una nota, un’annotazione, un appunto che si scriveva fra rigo e rigo, a margine di un testo per spiegare il significato di un passo, di un termine, per spiegare i modi di applicazione di una norma. Ovviamente, nel giro di poco tempo i testi risultavano pieni di commenti. Ora, teniamo presente che stiamo parlando del Medioevo, quando i libri erano rari e preziosi. E stiamo parlando di libri contenevano il Corpus Iuris Civilis, cioè l’insieme delle leggi che furono raccolte, grazie all’imperatore Giustiniano, alla metà del 500 d.C. come summa del diritto romano, ed erano letteralmente sopravvissute alle invasioni, alle guerre, alle pestilenze, ai roghi, ecc. di secoli e secoli di Alto Medioevo. Ricordiamo infine che stiamo parlando di un’epoca in cui non esisteva la stampa e i libri venivano ricopiati a mano.

Ecco i testi studiati dai giuristi bolognesi venivano copiati insieme con le glosse che gli studiosi avevano scritto, per cui le leggi venivano integrate e attualizzate dall’apparato delle glosse. Il testo più corposo e più importante, la Magna Glossa, fu realizzato proprio da Accursio, fra il 1230 e 1240, che raccolse 96.000 glosse relative all’intero Corpus Iuris, sintetizzando il sapere di un secolo e mezzo di lavoro dei glossatori.

Che “imbrattare il corpus iuris” faccia riferimento alle glosse scritte sui testi antichi, sembra chiaro. Meno chiaro il ruolo che Benincasa deve aver ricorperto a Bologna. Dalle parole di Benvenuto da Imola sembra che Benincasa abbia avuto lui stesso degli studenti all’Università di Bologna, ma non sappiamo se in qualità di magister, maestro, o di repetitor, che nel pomeriggio (le lezioni importanti si tenevano la mattina presto) approfondiva con gli studenti gli argomenti trattati dai maestri.

Ancora meno chiaro è il motivo di questa uscita di Benincasa, forse diretta agli studenti, forse  contro Accursio, che, va ricordato, era fiorentino, mentre Benincasa era aretino.

Un altro interessante elemento della vicenda di Benincasa riguarda la sua presenza come magister allo Studium di Arezzo[13] negli anni 1262 e 1269-77. Consideriamo che nel XIII secolo Arezzo è un centro culturale importante nelle arti figurative, come nella letteratura, come negli studi giuridici. La fondazione dello Studium si data al 215, ma preesisteva di almeno due secoli una prestigiosa scuola nel campo del diritto, tanto che aretini erano stati chiamati a risolvere contese fra città e fra episcopati e comuni; non solo allo Studium di Arezzo avevano insegnato personaggi di spicco come Roffredo da Benevento e Martino Cassaro da Fano.

E durante il suo soggiorno a Siena, Benincasa sembra aver esportato il modello di insegnamento aretino nello studium senese, contribuendo alla riorganizzazione del'Università di Siena.



 

[1] Benvenuti de Rambaldis de Imola, Comentum super Dantis Aldigherij, Florentiae, Typis g. Barbèra, 1887, pp. 168-170.
Un grande giurista di Arezzo, che a quell’epoca era famoso per la sua acuta sapienza nel campo del diritto civile, ma era presuntuoso. Una volta fu interrogato da alcuni suoi studenti a Bologna su una certa questione di diritto e non si vergognò a rispondere: “Andate, andate da Accursio, che imbrattò tutto il Corpus Iuris. (traduzione nostra).

[2] Richard Feynman, Il senso delle cose, Milano, Adelphi, 1999, p. 34.

[3] «Sed ut cito veniam ad propositum, accidit semel, quod quidam frater Ghini captus, adjudicatus est suspendio per praedictum judicem Benincasam, qui erat tunc assessor in civitate Senarum», Benvenuti de Rambaldis de Imola, Comentum super Dantis Aldigherij, Florentiae, Typis g. Barbèra, 1887, p. 169.

[4] Cristoforo Landini, Comento di Cristophoro Landini Fiorentino sopra la Comedia di Dante Alighieri poeta Fiorentino, 1491.

[5] Girolamo Gigli, Diario Sanese, Lucca, Leonardo Venturini, 1723, Parte seconda, p. 313.

[6] Cfr. Benvenuti de Rambaldis de Imola, Comentum super Dantis Aldigherij, Florentiae, Typis g. Barbèra, 1887, p. 168.

[7] Commento alla Divina Commedia d’Anonimo fiorentino del secolo XIV ora per la prima volta stampato a cura di Pietro Fanfani, Bologna, presso Gaetano Romagnoli, 1868, Tomo II, p. 98.

[8] Cristoforo Landini - Comento di Cristophoro Landini Fiorentino sopra la Comedia di Dante Alighieri poeta Fiorentino 1491, Roma, Biblioteca Italiana, 2005.

[9] Cfr. Cristoforo Landini, Comento di Cristophoro Landini Fiorentino sopra la Comedia di Dante Alighieri poeta Fiorentino, 1491.

[10] Cfr. Benvenuto da Imola, cit., e Lorenzo Pignotti, Storia della Toscana sino al Principato con diversi saggi sulle Scienze Lettere e Arti, Tomo V, Firenze, presso Gaetano Ducci, 1826, pp. 28, nota 30.

[11] Cfr. Girolamo Gigli, cit. et Lorenzo Pignotti, cit.

[12] Cfr. Commento alla Divina Commedia d’Anonimo fiorentino del secolo XIV ora per la prima volta stampato a cura di Pietro Fanfani, Bologna, presso Gaetano Romagnoli, 1868, Tomo II, p. 98.

[13] Andrea Moneti, Lo studium e la cultura aretina nel XIII secolo, http://www.storiamedievale.net/pre-testi/studium.htm e http://www.scriptorium.it/saggistica.html; cfr. anche http://www3.unisi.it/tdtc/studium/studium.html cap. Discipline e maestri, § I maestri del diritto.

 

© Claudia Chellini 2013