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Cenerentola in passerella - After the ball

Curioso il film su Cenerentola che, uscito all'inizio del 2015, è andato in onda in tv recentemente: Cenerentola in passerella, si intitola in italiano, mentre in lingua originale il titolo è After the ball (Dopo il ballo) e ha un sottotitolo che vuole, forse, dare ragione dell’ambientazione di quest’ultima Cenerentola, strizzando l’occhio al fascino che le fiabe esercitano su tutti noi: Fairiytales are always in fashion, le fiabe sono sempre di moda. Cenerentola in passerella - locandina
Infatti Kate, la protagonista, Cenerentola quindi, ha frequentato l’Accademia di moda e vuole diventare stilista. Scopriamo subito che per lei sarà molto difficile accreditarsi in questo mondo proverbialmente competitivo. Porta nel suo nome infatti una bolla d’infamia: «Tu sei la figlia dell’uomo che ruba i nostri bozzetti per farne delle brutte imitazioni », le fa notare la rappresentante di Prada, e continua: «Cara, di sicuro hai un grande talento, ma con il tuo pedigree... chi ti assumerà mai?». Identificando la sua ascendenza con una parola che, anche in inglese, è primariamente utilizzata per gli animali, e sottolineando così ulteriormente un giudizio sprezzante e definitivo, la donna fa capire bene alla ragazza che è bandita dall’intero mondo dell’alta moda. Kate se ne era andata dalla sua città natale e dalla casa del padre, risposato dopo la morte della moglie con una donna orribile che ha due figlie degne di lei. Kate se n'era andata per potersi esprimere liberamente e trovare la propria strada, ma adesso, si ritrova in stallo, bloccata dal suo nome ingombrante. Quello che sceglie di fare nella nostra storia è denso di significato e foriero di una possibilità di crescita.

Soffermiamoci qui ancora un poco, e notiamo la provenienza della donna che, con glamour e un perfetto tono di gentile sufficienza nella voce, sancisce la cacciata di Kate: questa donna infatti lavora per Prada, una delle più importanti firme dell’alta moda. E quindi, come in una sineddoche, si identifica così il tutto con la parte: Prada è come dire “tutto il mondo dell’alta moda”. Ma ciascuno spettatore non può non aver pensato ad una citazione dal famosissimo film Il diavolo veste Prada, in cui una fanciulla, mal vestita e “semplice”, si trova a lavorare per la più importante rivista di moda di New York, dove vigono le stesse logiche e la stessa modalità relazionale che ritroviamo nelle più importanti case di moda rappresentate dal cinema e dalla tv: tutti si odiano facendo finta di adorarsi, sono deferenti verso un capo che è normalmente dispotico, salvo odiarlo in privato, cercano continuamente di mettersi in mostra a scapito degli altri. Lo stesso ambiente che Kate troverà alla Kassel, l’azienda del padre.
Notiamo anche però che la decisione di Kate di tornare a Montreal, la sua città di origine, è dovuta al fatto che lì vive la sua madrina, che ha un negozio di abiti vintage chiamato After the ball: è lei che, con l’aiuto dell’amico attore, convincerà la ragazza ad accettare l’offerta del padre di lavorare nell’azienda di famiglia. Kate quindi non è sola: c’è nella sua vita un figura materna, donatrice, che la aiuta ad affrontare i momenti difficili, proprio come Cenerentola che riceve l’aiuto della fata per poter andare al ballo. Ma Kate non deve andare al ballo, non ancora per lo meno.

Cenerentola in passerella con i bottoniEntra invece alla Kassel, l’azienda del padre, e scopre che chi gestisce tutto è la sua matrigna, che ha in mano le redini dell’azienda e anche della vita del padre. È come dire che siamo all’inizio della fiaba di Cenerentola, quando si racconta che la fanciulla aveva perso il suo posto nel cuore del padre, dopo che lui si era risposato con una donna che aveva portato in casa le sue due figlie. E infatti Elise, la matrigna, e Tannis e Simone, le sorellastre, non fanno altro che renderle la permanenza in azienda un inferno. In particolare le chiedono di ordinare la stanza degli accessori, un’enorme stanza piena di miriadi di bottoni sparsi dappertutto e alla rinfusa. Proprio come la matrigna descritta dai fratelli Grimm chiede ad Ashenputtel di separare le lenticchie dalla cenere se vuole andare al ballo, motivo largamente presente nella narrazione popolare, del quale troviamo un precedente illustre nella storia di Amore e Psiche narrata da Apuleio. Nella fiaba la fanciulla chiama i suoi amici uccellini ad aiutarla e in men che non si dica riesce nell’impresa; nel film invece Kate si rimbocca le maniche e, dopo momenti di disperazione, sistema i bottoni in modo ineccepibile e funzionale, tutto da sola e in un po’ più di tempo!
Ma anche Kate ha degli aiutanti, che incontra all’inizio della sua avventura: Maurice, l’assistente gay (manco a dirlo, siamo nel mondo della moda!) che ne apprezza la spontaneità e il candore e che sarà fondamentale per la riuscita della sua impresa, e Daniel, stilista di scarpe.
Ancora una piccola sosta, stavolta su Daniel. Come non pensare a Daniel Meade, il fascinoso e “peter pan” capo di Ugly Betty? Certo Kate non è affatto brutta, anche se tutti sottolineano che si veste in modo inadeguato se non di cattivo gusto, né è la segretaria del bel ragazzo delle scarpe, il quale d’altronde non è il redattore capo della rivista più importante degli Stati Uniti. Ma in filigrana ad After the ball non si vede solo la storia di Cenerentola, ma anche quella di Betty, nel desiderio di Kate di lavorare nella moda mentre subisce il giudizio e le angarie di capi e colleghe, nel personaggio sprezzante e arrivista di Elise, la matrigna, che non esita a tradire il marito sia sentimentalmente che professionalmente pur di avere più soldi e più potere, nel personaggio di Maurice, versione simpatica e buona dell’assistente della perfida crudele. E infine in una vera e propria citazione: come Betty, il suo primo giorno di lavoro, vestita in modo improbabile, entrando di gran carriera nella sala riunioni, sbatte il naso contro le pareti a vetro, così Kate il suo primo giorno di lavoro alla Kassel, vestita in modo trascurato e un po’ kitch, sbatte prepotentemente il naso contro la porta a vetri dell’azienda e, dopo aver conosciuto in questo modo Daniel che le si è avvicinato premuroso, apre goffamente una seconda porta e la sbatte sul naso del ragazzo! Per chi non si fosse accorto della prima, questa seconda citazione parodistica non può sfuggire!
E d’altronde, cosa è Betty, al fondo strutturale della storia, se non una Cenerentola contemporanea che si guadagna il rispetto prima e l’amore poi del suo bel capo, il quale riesce a vedere in lei la bellezza sotto la cenere di un aspetto brutto e sgraziato?

Ma torniamo alla nostra Cenerentola in passerella, della quale non abbiamo ancora mostrato la particolarità. Ciò che rende curioso questo film è che la "cenere" che nasconde la bellezza di Kate non è la sporcizia di chi pulisce lo sporco degli altri come nella fiaba, né il mestiere più antico del mondo come in Pretty Woman, ma è una foggia maschile, finta, certamente, ma così realistica da ingannare per un momento perfino la madrina che pure l’ha proposta. Infatti, dopo aver ordinato tutti i bottoni e aver visto le sorellastre rubarle l’idea di un vestito, Kate è stata accusata dalla matrigna di essere una spia che vende i modelli Kassel ad un concorrente: il padre, di fronte alle prove debitamente costruite dalla matrigna, non vede la verità e caccia Kate dall’azienda.
È a questo punto che la madrina propone alla ragazza una soluzione per riabilitare il suo nome e mostrare a tutti il proprio talento: presentarsi alla Kassel nei panni diCenerentola in passerella - Nate un un ragazzo, un giovane stilista un po’ bizzarro e determinato. E così, adeguatamente preparata dall’amico attore della madrina, Kate si trasforma in Nate, costruisce un curriculum adeguato, fa un colloquio alla Kassel e, grazie al suo spirito d'iniziativa e alla sua bravura, diventa immediatamente il pupillo del padre. Quindi Kate, ciò che da fanciulla non ha mai avuto, cioè l’approvazione e il riconoscimento paterni, lo conquista come ragazzo. Con il secondo aiuto della madrina inizia dunque la parte centrale del film, tutta occupata dalle scoperte che la protagonista fa grazie al fatto di essere en travesti: comprende quanto il padre sia legato alla memoria della prima moglie e alla figlia, accoglie le confidenze di Daniel che rivela di essere innamorato di Kate, capisce i loschi traffici della matrigna e il ruolo che in tutto questo hanno le sorellastre. E, nel frattempo, inventa una linea di abbigliamento femminile di successo, rimette in moto la capacità creativa di un’azienda che faceva fare i vestiti in Cina e torna ora a cucirli in proprio, sventa il piano della matrigna e restituisce al padre l’azienda che stava inopinatamente vendendo al proprio concorrente.
Il culmine narrativo è rappresentato dalla festa di inaugurazione della nuova collezione, il gran ballo di Cenerentola potremmo dire. E qui la nostra Kate dà doppia prova di sé, da un parte nei panni del suo alter ego maschile e dall’altra indossando un bellissimo abito da sera che non ha niente a che fare con i vestiti un po’ sgraziati e mal accozzati che ha di solito. Costretta a continui cambi di abito e di trucco, che ricordano la scena clou di Mrs. Doubtfire, Kate-Nate si trova alla fin fine di nuovo incastrata dalla matrigna che ha scoperto che Nate ha una falsa identità; ancora una volta il signor Kassel è cieco e sordo e non vuol sentire ragioni: caccia dalla propria azienda quel collaboratore pur così prezioso.
Piangendo disperata, la ragazza si toglie la parrucca e le basette "da Nate", prende in mano l’abito e le scarpe "da Kate", si copre con un mantello e scappa inseguita da Daniel che riconosce i suoi lunghi capelli biondi ma, fuori dal palazzo, assiste ad una scena che lo lascia interdetto: chi gli sfugge si trova bocconi in fondo alla scalinata, con femminili capelli biondi, pantaloni e scarpe maschili, e in mano un abito da sera che Daniel ben conosce per averlo ammirato indosso a Kate. Il ragazzo è appunto interdetto. Poi abbassa lo sguardo e vede una meravigliosa scarpa e la riconosce: è una delle sue creazioni, che aveva fatto provare a Kate quando la ragazza doveva ordinare le migliaia di bottoni. Nel loro successivo incontro l’equivoco si scioglie, non prima di essersi infittito ulteriormente, in una scena in cui Daniel dopo aver provato a Nate la scarpa che «calza alla perfezione», come dice Daniel stesso, lo bacia e lo bacia e lo bacia finché, inframezzando parole ai baci, Kate, confusa, non può fare a meno di dismettere la voce di Nate e riassumere la propria, mentre, sorpresa, si rende conto di essere stata riconosciuta dal ragazzo di cui è innamorata.

Gli elementi della fiaba di Cenerentola quindi ci sono tutti, dall’abbandono del padre che non ama più la figlia come un tempo, alla presenza della matrigna e delle perfide sorellastre, alla madrina che consola e concretamente aiuta, all’agnizione grazie alla scarpetta e al riconoscimento ad opera del maschile della femminilità nascosta della protagonista. Ma ci sono delle differenze importanti che danno un diverso colore alle due storie.
Nella fiaba tradizionale il compito che Cenerentola riesce a portare a termine è quello di trovare la propria strada fuori dalla casa dove la matrigna l’ha reclusa, e lo fa utilizzando strumenti e arti tutti e tradizionalmente femminili: andare di nascosto ad una festa, indossare abiti meravigliosi che fanno schiantare d’invidia le altre donne, farsi vedere e poi fuggire dal principe lasciandolo innamorato  e imbambolato.
Nel film, il bisogno di Kate di trovare la propria strada si salda indissolubilmente con il suo bisogno di essere riconosciuta dal padre, di avere la sua approvazione. In ultima analisi, quello che Kate cerca è la legittimazione paterna per poter finalmente esprimere il proprio talento di stilista. Tutta la storia ruota intorno a questo.

Ora, nelle fiabe, dove vige una divisione netta fra ciò che attiene al femminile, identificato con gli attanti femminili, e ciò che attiene al maschile, identificato con gli attanti maschili, coloro che hanno bisogno della legittimazione paterna sono gli attanti maschili. Questo implica che siano i ragazzi ad agire nelle loro avventure per ottenere l’approvazione e il riconoscimento del padre.

Pensiamo a quello che Italo Calvino ha definito come «il più ariostesco racconto che sia stato trascritto da bocca di popolano», La Regina Marmotta. In questa fiaba il re di Spagna perde la vista e i figli partono alla ricerca della magica acqua che può guarirlo. I primi due si fermano durante il viaggio all’Isola di Buda, dove trovano ciascuno ricchezze e una moglie, mentre Andreino non si fa distrarre, e prosegue fino a trovare l’acqua magica nel fatato regno della Regina Marmotta. Ma i fratelli invidiosi sostituiscono la bottiglia con della normale acqua e, tornati a casa, accusano Andreino di inganno. Il re si infuria e lo condanna a morte, ma i soldati però, presi da pietà, lo lasciano fuggire. Sarà l’intervento della Regina Marmotta a ristabilire la verità e a mostrare al re il valore del figlio che acquista così la legittimazione paterna e può finalmente sposare la bella regina. Il protagonista di questa storia, pubblicata da Gherardo Nerucci nel 1880, è dunque maschile.

Nella nostra Cenerentola in passerella, come abbiamo visto, la protagonista è femminile, una giovane donna dei nostri giorni. E, come molte altre protagoniste di fiabe tradizionali rinarrate dal cinema e dalla tv nella nostra epoca contemporanea, assume dei caratteri di complessità sconosciuti alle fiabe tradizionali. Ecco quindi che Kate ha un doppio compito: quello di Cenerentola, perché ha bisogno di trovare la propria strada lontano dalle grinfie di una figura materna persecutoria, e quello di Andreino, perché ha bisogno anche di meritarsi la legittimazione paterna.
E come nelle fiabe il primo compito è tipicamente svolto da una fanciulla e il secondo da un giovane, così nel film Kate affronta la matrigna nei suoi panni di ragazza eCenerentola in passerella - La scarpetta si guadagna l’approvazione del padre nei panni del suo alter ego maschile. Come dire che gli sceneggiatori hanno riunito due fiabe in un’unica storia, mantenendo simbolicamente distinte le funzioni che da sempre si attribuiscono al mondo femminile e quelle che si attribuiscono al mondo maschile. Ma Kate è un unico personaggio ed è una donna, e quindi vuole essere riconosciuta anche nella sua femminilità. In questo senso il ruolo del principe è ben interpretato da Daniel che riesce a vedere la bionda, ingenua ragazza di cui si è innamorato sotto le spoglie maschili dell’accorto e determinato Nate. È vero che Daniel non è un principe, ma d’altra parte Kate non è davvero Cenerentola, alla quale il riconoscimento pubblico non può che darglielo il suo regale sposo, visto che il padre o è morto, come nell’animazione di Walt Disney, o dice esplicitamente che la fanciulla è una stracciona e non la ritiene degna di presentarsi al cospetto del principe (o del re, come si narra ne La Gatta Cennerentola, la prima versione di questa fiaba pubblicata al mondo). Kate, dopo aver lavorato per rendere stimato il nome Kassel nel mondo della moda, ottiene la legittimazione da suo padre; all’innamorato, dunque, può chiedere che sia per lei un compagno, un suo pari. E infatti Daniel è un sostegno importante per Kate durante la sua avventura, è comunque al suo fianco e le crede sempre anche quando quello che dice sembra incredibile e poi è uno stilista anche lui, uno stilista di grande talento: «le sue scarpe sono irresistibili», sospira ammirata (e un po' sedotta) la nuova apprendista alla fine del film.

Una nuova versione della fiaba più famosa del mondo, quindi, che riporta alla nostra attenzione un personaggio, quello di Cenerentola, divenuto nel nostro immaginario, da Walt Disney in poi, emblema della passività, e finalmente restituito alla sua capacità attiva di costruire il proprio destino, come lo è nella versione più antica, in quella di Perrault e nelle miriadi di versioni popolari raccolte in ogni dove1.

 

© Claudia Chellini 2015

 

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1. Solo alcuni esempi: La Cenerentola fiorentina, la siciliana Gràttula-Beddàttula, la veneziana Conza-senare.